Campane e concerti storici - Regione
Abruzzo
AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)
Cap. ARS-H01 - Rassegna bronzi storici - Pag. ARS-H01.05
Gli argomenti trattati sono stati inseriti da Ing. Arch. Michele Cuzzoni nel 2026 - © Copyright 2007- 2026 - e sono desunti dalla documentazione indicata in Bibliografia a fondo pagina
Una
"prima e_sperimentale" schedatura delle campane all'Aquila:
il Quarto di Santa Maria Paganica
- Le campane di San Bernardino
-
- Sistemi di azionamento delle campane
La "schedatura campione" delle campane dell'Aquila è stata utile non solo alla
catalogazione delle campane come oggetti, ma ha anche permesso di aggiungere
alcuni tasselli importanti, e finora mancanti, allo studio dell'arte campanana
in Abruzzo, dove, fatta eccezione per lo studio di Uberto D'Andrea, è ancora
tutta da scrivere (D'ANDREA 1979; D'ANDREA 1980).
La schedatura campione delle campane aquilane è stata circoscritta al Quarto di Santa Mana Paganica sia perché lo studio ha avuto un carattere essenzialmente sperimentale sia perché, da quanto si evince dalle cronache cittadine, questo Quarto e è risultato il meno colpito dal disastroso sisma del 1703 (CLEMENTI, PIRODDI 1988, p. 103).
Ovviamente la schedatura è stata supportata dalla lettura dei rogiti notarili nei quali si fa r!ferimento alla fusione delle campane del Quarto di Santa Mana Paganica. La lettura delle carte d'archivio ha, infatti, permesso di conoscere le clausole contrattuali specifiche per le fusioni e le rifusioni delle campane, nonché i nomi dei fonditori e, solo in tre casi, il luogo in cui sono avvenute le fusioni (PETRELLA 2004, c.s.).
Le cinque campane della basilica d\ San Bernardino tutte di dimensioni diverse e fuse in un arco cronoÌogico che va dal XVII al XX secolo (PETRELLA 2002: 2003, pp. 253 - 257), sono disposte in un castello di ferro che poggia direttamente sul pavimento della cella campanaria e sono sospese a un ceppo dritto saldato al castello.
Il campanone, al centro del castello, è opera di Eusebio e Francesco Antonio Donati (1698), i rappresentanti della famiglia di fonditori aquilani attivi all'Aquila già dal XVII secolo (PETRELLA 2002-2003, pp. 203-206).
Sul lato ovest della cella campanaria è sospesa la campana opera di
Giovambattista e Domenico Donati (1739) seconda in ordine di grandezza.
A destra (lato est) deÌ campanone si trova la campana fusa nel 1965 dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone (PETRELLA 2002-2003, pp. e a 212-228).
Davanti al campanone sono sospese, a destra e a sinistra, due al campane due campane di dimensioni più piccole, fuse anche esse nel 1965 dai fonditori Marinelli.
Sul campanone corrono cinque iscrizioni distribuite sulle quattro facce e una sulla spalla. Sono iscrizioni tipiche di invocazione a Cnsto e a S. Bernardino per la liberazione dalla peste, dalla fame, dalla guerra, dai fulmini e dalle tempeste (PETRELLA 2004, c.s.).
Tra le iscrizioni, degna di nota è quella che eca la firma dei fonditori Eusebio e Francesco Antorno Donati che <<renovarun>> la campana (cfr. infra scheda 1.2).
Anche l'iscrizione della campana del 1739 è interessante in quanto paragona la
rifusione di una campana alla rinascita della Fenice e al parto della Vergine.
L'iscrizione è la seguente (cfr. infra scheda 1.2):
"Opera Domini Iohannis Baptista et Dominici Donati germanorum ex antiquissimis aquilanis civibus uti phenix renascitur a Virginis partu. Anno MDCCXXXVIII! mense mai."
Rispetto alle due campane Marinelli queste due campane presentano una tonalità di colore più chiara, dovuta a una più prolungata ossidazione. Altra caratteristtca è la presenza sulla superficie delle due campane Donati di un bassorilievo a forma di lucertola, che costituisce e talvolta sostituisce la firma di questa famiglia di fonditori aquilani. (FABIANI 1962, pp. 33-35.).
Sulla campana Donati, datata 1739, accanto alle più consuete invocazioni apotropaiche, si trovano iscrizioni che invocano la protezione divina contro il terremo testimonianza questa di quanto fosse vivo nell'immaginario collettivo aquilano il ricordo dei terremoti, in particolar modo quello del 1703.
Sulla superficie delle tre campane Marinelli del 1965 è presente un tondo raffigurante il cupolone di S. Pietro e tre vescovi, circondato dall'iscrizione che ricorda la celebrazione del Concilio Vaticano II.
Le uniche campane a suonare sono quella maggiore fusa dai Marinelli e le due fuse dai Donati. Mediante un meccanismo elettronico che prevede il movimento del battaglio e non della campana, le campa!le emettono un suono pnvo di vibrazioni e armonici.
LE CAMPANE DELLA CHIESA DI S. MARIA DEL CARMINE
AJ piccolo campanile a vela della chiesa del Carmine sono sospese due campane (PETRELLA 2002-2003, pp. 259-260) fuse in un arco cronologico che va dal XVII secolo al XX secolo. Il divario cronologico è dimostrato anche dalla tipologia delle campane. In particolar modo va segnalata la corona della campana del 1640 che trova confronti iconografici con le campane di XIII-XV secolo. (LERA, LERA 1998, pp. 39, 66).
Nell'iscrizione della campana del 1640 e stato trovato un errore causato dal posizionamento delle matrici. Infatti l'ultima lettera della parola «priore» è leggermente spostata rispetto alla linea di sscrittura. Questa tipologia di errori è frequente nelle iscrizioni campanarie, a causa dell'errato posizionamento delle matrici e dei modelli in cera delle lettere (LERlA 1972, pp. 37-55). Le campane, sospese a un ceppo dritto di legno, suonavano secondo il metodo a staffa, in cui una fune collegata alla staffa permette il dondolamento.
Le iscrizioni e l'iconografia delle campane del Quarto sono tutte di natura dedicatoria e invocativa, comunque e sempre legate alla natura e alle richieste della committenza o a particolari avvenimentt storici della città (cfr. infra schede 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 2.1, 2.2).
Sulle campane di S. Maria del Carmine e di S. Bernardino sono presenti
iscrizioni e decorazioni, soprattutto figurate, tipiche degli Ordini Francescano
e Carmelitano. Sulle campane di S. Bernardino ricorrono S. Giovanni da
Capestrano e S. Bernardino, santi francescani che hanno svolto un ruolo
importante per la città e per I'insediamento francescano (cfr. infra schede 1.1,
1.2, 1.3). Sulla campana di S. Maria del Carmine è invece raffigurata la Madonna
con il Bambino iconografia tipica dei Carmelitani (cfr. infra scheda '2.1).
Le iscrizioni, tutte in capitale latina, sono costituite da invocazioni rivolte
ai santi francescani ai quali si chiede la protezione dalle guerre, dalla fame,
dalle tempeste dai terremoti (cfr. infra schede 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5). '
In nessuna delle campane aquilane è stata rilevata la canonica invocazione,
tratta dall'ufficiatura divina di S. Agata, «Mentem sanctam spontaneam
honorem Dea et patriae liberationem» che ricorre usualmente nelle
iscrizioni campanarie (SALVI 1999, p. 21).
In più di un caso sono stati rilevati errori di ortografia dovuti all'errato
posizionamento delle matrici in cera sulla superficie della "falsa campana".
Questo tipo di errore si riscontra nella campana fusa nel 1698 da
Eusebio Donati e Francesco Antonio per la chiesa di S. Bernardino, sulla
quale compare Ia seguente iscrizione (cfr. infra scheda 1.1):
Dea optime maxime deipare Virgini divo Bernardino ac omnibus santis I Jesus
Nazarenus Rex Judeorum verbum caro factum est I Christus rex venit in pace et
Deus homo factus est a peste, fame, bello, fulgure et tempestate libera nos
Domino I per tuam infinitam.
Gli errori sono di tipo linguistico; l'iscrizione andrebbe corretta nel seguente
modo:
Deo optimo maximo, deipare Virgini, divo Bernardino ac omnibus sanctis I
Jesus Nazarenus Rex Judeorum verbum caro f actum est. I Christus rex venit in
pace et Deus homo factus est, a peste, fame, bello, fulgure et tempestate libera
nos Domino I per tuam infinitam.
L'iscrizione sulla campana di San Bernardino del 1739 presenta degli errori sia
per quanto riguarda la lingua che nell'ordine del testo sulle righe (cfr. infra
scheda 1.2).
Christus rex venit in pace / Deus homo / a fulgure, tempestate et terremotu
libera nos Domine Il Sancte Bernardine ora prof factus est et verbum caro factum
est J Christus nobiscum state Il nobis tempore guardianatus admodum reverendi
patris Iohannes Baptiste..
L'iscrizione andrebbe così ricomposta:
Christus rex venit in pace / Deus homo I factus est et verbum caro factum est / Christus nobiscum state // a fulgure, tempestate et terremotu libera nos Domine Il Sancte Bernardine ora prof nobis. Admodum tempore guardianatus reverendi patris Iohannes Baptiste.
Anche l'iscrizione della éampana del 1739, fusa dai Donati presenta alcuni errori linguistici (cfr. infra scheda 2.1):
Opera domini Iohannis • Baptista et Dominici Donati germanorum ex
antiquissimis aquilanis civibus uti phenix renascitur a Virginis partu. Anno
MDCCXXXVIII! mense mai.
Infatti, la forma corretta è la seguente:
Opera dominorum Iohannis Baptiste et Dominici Donati germanorum et antiquissimis aquilanis civibus. Uti phenix renascitur a Virginis partu. Anno MDCCXXXVIIII mense mai.
Dalla lettura delle carte d'archivio e delle cronache d'archivio sono stati
rintracciati in città i luoghi in cui sono state impiantate alcune fornaci per
la gettata delle campane. Nel 1483 nel Convento di S. Bernardino fu impiantata
una fornace per la rifusione della campana della torre di palazzo (Antinori,
Annali, XVI, p. 569).
Nel rogito del 31 maggio 1649, redatto dal notaio Nicola Magnante, si legge che
nella chiesa di S. Maria di Gignano era
impiantata una fornace utilizzata da Mastro
Bernardino Donati per la rifusione di una campana di
S. Maria Pàganica (Archivio di Stato dell'Aquila
d'ora in poi ASAq, Notaio Nicola Magnante, b. 706: C191v).
Nel 1779 nella «stanza sotterranea esistente avanti la torre» (ASAq, Notaio Domenico Rietelli, b. 1513, c.78r.) campanaria della chiesa di S. Maria Paganica era in funzione una fornace utilizzata da Domenico Donati e il suo collaboratore Ambrogio Torres da Spoltore "professore di campane" per la rifusione di una campana della stessa chiesa (PETRELLA 2002-2003, pp. 263-265).
Per quanto riguarda i metodi di azionamento le campane di San Bernardino
vengono fatte suonare tramite azionamento elettronico che, collegato a un
orologio programmato per 11 suono, mette in azione il battaglio e non la
campana che resta fissa al ceppo.
Le campane di S. Maria del Carmine invece suonano mediante il metodo a
staffa, con dondolamento tramite una fune collegata al ceppo.
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Bib-ST-877 - CLEMENTI A., P1RODDI E., 1988, !.:Aquila. Le città nella storia d'Italia, Bari.
Bib-ST-878 - D'ANDREA U., 1979, Campane e fonditori di campane in Abruzzo e Molise dal 1532 ai nostri giorni. Parte prima dedicata in prevalenza alle campane, Casamari.
Bib-ST-879 - D'ANDREA U., 1980, Campane e fonditori di campane in Abruzzo e Molise. Parte seconda dedicata ai fonditori di campane, ai saldatori delle lesioni avvenute sui sacri bronzi ed ai fonditori di cannoni, Casamari.
Bib-ST-880 - FABIANI'G., 1962, Una geniale famiglia di fonditori aquilani nelle Marche: i Donati, «Rivista Abruzzese», gennaio-giugno, pp. 33-35.
Bib-ST-881 - LERA G., 1972, Le antiche campane di Lucca e del suo circondario e i maestri fonditori dei secoli XIII e xrv, «Actum Luce»,
Bib-ST-882 - LERA G., LERA M. 1998, Sulle vie del primo Giubileo, Cinisello Balsamo (Milano).
Bib-ST-883 - PETRELLA G., 2002-2003, La fusione delle campane in Abruzzo e Molise. Primi risultati della ricerca archeologica, Tesi di Laurea, rei. Prof. Fabio Redi, Università degli Sudi dell'Aquila.
Bib-ST-884 - PETRELLA G. 2004, Campane e fonditori di campane all'Aquila fra «Bollettino fra XVII e XX secolo: le campane Abruzzese di Santa Maria Paganica, <<Bollettino Deputazione Abruzzese di Storia Patria>>, c.s.
Bib-ST-885 - SALVI A. 1999, Iscrizioni medievali di Ascoli, Ascoli Piceno.
FONTI ARCHIVISTICHE:
Bib-ST-886 - ASAq, Notaio Nicola Magnante, b. 706, c. 191v.
Bib-ST-887 - ASAq, Notaio Domenico Retelli, b. 1513, c. 78r.